Siamo forse tornati alla
repressione del KGB o alla distruzione dei libri ebrei da parte dei nazisti?
Tutti voi ricorderete la polemica di Esselunga
(tramite il suo fondatore Bernardo Caprotti” contro le cosiddette “Cooperative
Rosse”. Ebbene, negli ultimi giorni di settembre Caprotti è stato condannato
per denigrazione del concorrente e illecita concorrenza ordinando anche il
ritiro del suo libro dal mercato. Leggendo
la sentenza di condanna appare chiaro che il giudice ha voluto condannare
Caprotti per illecita concorrenza in
quanto denunciava l’aperto ostruzionismo degli amministratori locali e degli
operatori economici delle “regioni Rosse”
con un un vero e proprio intervento censorio. Ormai l’art. 45 della
nostra Costituzione (La
Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di
mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e
favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni
controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla
tutela e allo sviluppo dell'artigianato.) ormai è stato completamente
travisato con leggi “ad personam/Coop”:
sgravi fiscali dovuti alle veste di “Cooperativa” e facilitazioni di tutti i
tipi per permettere alla più grande strutture “rossa” italiana (la storia ci
insegna che fu voluta da Togliatti proprio a Reggio Emilia) di diventare un
impero economico che muove centinaia di miliardi di euro soprassedendo alle più
elementari leggi del libero mercato. Non sono in principio contrario alle Coop,
ma credo che strutture di questo genere (così come le banche popolari, altro
esempio di cooperativismo a scopo di lucro) dovrebbero essere riformate e poste
sullo stesso piano di tutti gli alitr operatori economici per garantire un reale
equilibrio del mercato. Sono cliente sia di Esselunga che di Coop (Coop Nord
Est) e da tempo mi chiedo: perché per fare la spesa in Esselunga ed in Coop,
comprando gli stessi articoli, spendo praticamente la stessa cifra? Se le
facilitazioni fiscali di cui godono le Coop fossero davvero traslate sui prezzi
(ricordo che le coop non hanno, o meglio non dovrebbero avere, fine di lucro)
allora non ci dovrebbe essere una consistente differenza? Applicando gli stessi
prezzi (cioè registrando gli stessi ricavi in bilancio) e sopportando minori
costi (dovuti in gran parte alle facilitazioni fiscali) è evidente che allora
le Coop godono di un privilegio non accettabile sul libero mercato generando
quindi un fine di lucro incompatibile
con la “veste” cooperativistica. In sostanza le Coop hanno da tempo perso le
caratteristiche che costituzione e leggi ordinarie sulle cooperative intendono
tutelare: di fatto esercitano una attività economica organizzata che è
incompatibile con la loro stessa natura. E chi osa sollevare il problema… FA
CONCORRENZA SLEALE!!!!
Si parla tanto di liberalizzazioni, di
privatizzazioni, di eliminazione della casta… ma solo di quella degli altri: i
privilegi delle cooperative sono intoccabili!!!!!
E ditemi per favore, in estrema sincerità, qual è
il beneficio sociale apportato dalla Coop (anche considerando che applica gli
stessi prezzi di coloro che coop non sono)?
Il concetgto di fare impresa è differente, ed è
con questo spirito che pubblico la lettera che Caprotti ha scritto al Corriere
della Sera dopo la sentenza di condanna:
Caro
direttore,
dal Corriere di domenica scorsa vedo che la vicenda diventa politica e questo non mi piace. D'altronde lo è. Coop, Legacoop, eccetera, politica lo sono per decisione e scelta di Palmiro Togliatti, nel 1947 a Reggio Emilia. Per quanto riguarda la sentenza, il tribunale di Milano è stato forse clemente: non ha ammesso la diffamazione, ci ha condannato solo per concorrenza sleale. Io sono soltanto sleale, cioè «unfair», subdolo e tendenzioso.
Un niente, di questi tempi! quasi un gentiluomo. E per i danni subiti da Coop per questa sleale concorrenza ha accordato 300.000 euro invece dei 40 milioni richiesti!
dal Corriere di domenica scorsa vedo che la vicenda diventa politica e questo non mi piace. D'altronde lo è. Coop, Legacoop, eccetera, politica lo sono per decisione e scelta di Palmiro Togliatti, nel 1947 a Reggio Emilia. Per quanto riguarda la sentenza, il tribunale di Milano è stato forse clemente: non ha ammesso la diffamazione, ci ha condannato solo per concorrenza sleale. Io sono soltanto sleale, cioè «unfair», subdolo e tendenzioso.
Un niente, di questi tempi! quasi un gentiluomo. E per i danni subiti da Coop per questa sleale concorrenza ha accordato 300.000 euro invece dei 40 milioni richiesti!
Il libro? Non si ordina neppure di
bruciarlo sulle pubbliche piazze. Io, per quanto mi riguarda, vorrei però
rimettere le cose nei termini appropriati. Quando mi si accusa di «attacco» -
per non parlar del resto - si dice una bugia. Sono cose intime, esistenziali,
ma perché non dirle? Nell'estate del 2004 sono stato gravemente ammalato e,
stordito dal Contramal, un antidolorifico tremendo, caddi di notte in bagno e
mi fratturai la colonna vertebrale. Inoltre quattro mesi prima mio figlio se ne
era andato. Mio figlio non è mai stato scacciato, mio figlio non ha mai fatto
nulla di male, semplicemente si era attorniato di una dirigenza non
all'altezza. Per me il suo autonomo allontanamento è stato un grande dolore.
Ricordo quell'autunno 2004, come un periodo tristissimo, di grande sofferenza e
di estrema debolezza.
È in questo 2004 e nell'anno seguente che, nella mia defaillance, fui oggetto di una vera e propria aggressione.
È in questo 2004 e nell'anno seguente che, nella mia defaillance, fui oggetto di una vera e propria aggressione.
Le dichiarazioni ai giornali di Aldo Soldi, presidente di Ancc (Coop), che voleva Esselunga, si susseguivano. L'amministratore delegato di una grande banca, tuttora in carica, venne due volte, «dica lei la cifra, la paghiamo in settimana, al resto pensiamo noi». Poi il prestigioso
studio legale, per conto dichiaratamente di Unipol. Sono solo due esempi. Finché l'allora presidente del Consiglio, Romano Prodi, dichiarò in televisione che occorreva mettere assieme Coop con Esselunga.
In quale
modo, non disse.
Questo sì che fu l'«attacco» che ci costrinse a fare chiarezza sui giornali! Vorrei poi che qualcuno mi spiegasse come si può «tenere insieme» e condurre un'azienda in queste condizioni. È da tutto ciò che nasce, in sintesi, «Falce e Carrello»! Io avvertii Soldi, poiché la mia educazione ottocentesca a ciò mi impegnava. Ma intendevo solo raccontare alcuni episodi vissuti, documentati, oserei dire, sofferti.
Questo sì che fu l'«attacco» che ci costrinse a fare chiarezza sui giornali! Vorrei poi che qualcuno mi spiegasse come si può «tenere insieme» e condurre un'azienda in queste condizioni. È da tutto ciò che nasce, in sintesi, «Falce e Carrello»! Io avvertii Soldi, poiché la mia educazione ottocentesca a ciò mi impegnava. Ma intendevo solo raccontare alcuni episodi vissuti, documentati, oserei dire, sofferti.
Cioè
denunciare qualche «stravaganza», chiamiamola così, di quel sistema. Però,
evidentemente, ho commesso un errore e me ne scuso: infatti è stato
interpretato come un «attacco» al più grande Istituto Benefico del Mondo, una
Istituzione che ha un milione di dipendenti, quando la Croce Rossa
Internazionale ne ha soltanto 12.500.
Mi sono così tirato addosso sette cause,
che mi sembra possano bastare.
Tutto qua. Io non concepisco questa Italia di destra o di sinistra. Ho amici a sinistra, come certamente ne ho a destra. Sono stato educato nel credo della libertà e nel rispetto del prossimo.
Tutto qua. Io non concepisco questa Italia di destra o di sinistra. Ho amici a sinistra, come certamente ne ho a destra. Sono stato educato nel credo della libertà e nel rispetto del prossimo.
Bernardo Caprotti